La collaborazione di Pikkart con IBM

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Pikkart è una giovane startup che nasce a Modena nel 2014. Qual è la sua storia e qual è stata l’idea alla base del vostro progetto?

Quella di PIKKART è una storia molto recente. L’inizio dell’attività risale a circa tre anni fa, quando il nostro CEO, Lorenzo Canali, intuisce che la Realtà Aumentata diventerà nel breve periodo una tecnologia pervasiva oltre che trasversale e straordinariamente utile. Forte di questa visione aggrega cinque brillanti professionisti e ricercatori del mondo digitale e decide a Modena di dare vita a Pikkart, una startup con l’obiettivo di essere tra i leader nella Realtà Aumentata e che ha rapidamente allargato il proprio raggio d’azione a Deep Learning e Computer Vision.

La nostra azienda è stata la prima, e al momento la sola, a sviluppare un Framework proprietario per la Realtà Aumentata. Attualmente può contare su una quindicina di collaboratori, con seniority e competenze complementari, molte delle quali sviluppate anche all’interno di laboratori di ricerca del mondo universitario.

Come è nata la collaborazione con IBM?

Si avvia a seguito di un incontro con il team di Fabrizio Renzi, Director of Technology and Innovation di IBM Italia: eravamo a New York nell’ambito del programma di internazionalizzazione d’impresa “VentureOut” promosso da Invitalia. Da qui abbiamo cominciato a conoscerci.

Prima di questo appuntamento non pensavamo che IBM potesse essere interessata a rispondere alle necessità di una startup come la nostra. Ritenevamo che fosse un partner tecnologico di un livello per noi non accessibile, e soprattutto, che non avesse dei servizi tagliati su misura per le nostre necessità.

Questa nostra convinzione è stata del tutto smentita sin dai primi incontri, in particolare anche grazie alla partecipazione ad una giornata di “Design Thinking” a tema IBM & Startup. Da quel momento siamo stati molto attratti dal mondo di Big Blue, un’attrazione confermata anche dalla nostra partecipazione al programma BIZBANG che, in concreto, ha dato il via alla nostra collaborazione attiva con l’utilizzo dei servizi IBM Cloud.

Abbiamo poi aderito al Global Enterpreneur Progam che ci ha visti ospiti al Web Summit di Lisbona all’interno dello stand IBM. Con la concretizzazione dell partnership, abbiamo anche sviluppato l’app di realtà aumentata “IBM AR”. La relazione è così diventata bidirezionale, e gli IBMers italiani possono ora utilizzare la tecnologia di realtà aumentata di Pikkart in una serie di eventi e incontri interni.

Con IBM avete partecipato al Web Summit di Lisbona come unica start up italiana. Come è stata questa esperienza?

Favolosa sia dal punto di vista professionale che personale. Essere ospiti nello stand di IBM ha aggiunto un punto fondamentale a quella che è la nostra offerta, vale a dire una maggiore credibilità. È chiaro che qualsiasi potenziale cliente che si mette in contatto con una startup può essere convinto dalla sua tecnologia, ma è altrettanto vero che la garanzia di affidabilità che può trasmetterti un marchio come IBM non può dartela nessuno. La partecipazione al Web Summit sotto l’ombrello di IBM, oltre a darci una visibilità superiore rispetto alle altre startup, ci ha di fatto fornito una sorta di certificazione di qualità ottenuta sul campo. La conferma arriva dal fatto che da Lisbona siamo tornati con nuove opportunità di business, alcune delle quali già concretizzate e di cui presto si sentirà parlare.

Intanto la collaborazione prosegue: abbiamo già inviato un paper per la partecipazione all’INDEX Conference di San Francisco, una conferenza per sviluppatori organizzata da IBM, che ha l’obiettivo di promuovere le tecnologie e l’innovazione. Noi abbiamo proposto un workshop di un paio d’ore su come creare la “tua” prima applicazione in AR grazie a Pikkart e ai servizi cloud di IBM. Speriamo di essere invitati.

Per fare innovazione occorre valorizzare l’ecosistema. È il credo di IBM. Voi che ne pensate?

È un tema molto importante per ogni startup, soprattutto per realtà come la nostra i cui servizi – almeno in questa fase – non sempre riescono ad essere apprezzati e acquistati da una classica piccola o media impresa italiana. La grande impresa ha invece la capacità tecnologica per comprendere subito la reale applicazione di tecnologie innovative. L’Open Innovation gestita dalle grandi aziende è sicuramente un punto fondamentale per le strategie di sviluppo e di crescita. Noi ne siamo un esempio, tanto che l’identificazione come startup ormai comincia ad andarci stretta e preferiamo definirci azienda a tutto tondo poiché abbiamo superato la fase in cui eravamo chiusi nel garage a sviluppare algoritmi. In questa evoluzione IBM ha avuto un ruolo centrale perché ci ha ingaggiati per utilizzare le nostre tecnologie. L’Open Innovation è dunque la strada che consente di portare in modo più efficace ed efficiente l’innovazione nelle grandi imprese.

Quali sono le vostre prospettive per il futuro? E quali i vostri prossimi obiettivi?

Siamo nel posto giusto al momento giusto perché la Realtà Aumentata è ormai un tema diffuso. Che sia un’App per giocare o per misurare quanto è larga una stanza, che siano Industria 4.0 o Marketing, la realtà aumentata si fa e si farà sempre più pesantemente sentire. Dunque la possibilità di avere o meno successo dipende soltanto da noi e dalla nostra capacità. C’è una dura competizione e un grande affollamento e come in tutte le competizioni di livello a emergere sono sempre i migliori. I titoli più ambiti sono alla fine appannaggio solo dei più competenti e preparati.

Intervista tratta da IBM Think Magazine.