Dal rifiuto dell'uvetta al successo: Makadamia e il nuovo lifestyle dello snack

Makadamia e il nuovo lifestyle dello snack

Tutta colpa dell’uvetta o, nel caso di Makadamia, forse è meglio dire merito. Se nel mix che tre ragazzi erano abituati a mangiare dopo la loro attività sportiva non ci fossero stati quegli acini essiccati, l’idea di lanciare un e-commerce di frutta secca a Riccardo Tassinari, Adriano Visciòla e Riccardo Catenacci non sarebbe mai venuta. Fondata nel 2021, Makadamia è ora una PMI innovativa che mira a rivoluzionare il mondo degli snack. 

Personalizzazione, ecosostenibilità e qualità della materia prima sono alla base del progetto che si vuole proporre come un lifestyle brand. Makadamia nel 2026 figura tra le imprese innovative entrate nel programma di incubazione Le Serre di ART-ER. Riccardo Tassinari, co-founder e amministratore delegato dell’impresa, ci ha raccontato come è nata la startup, la sua evoluzione e le prospettive future.

Riccardo, cosa fa Makadamia?

Makadamia è un e-commerce che opera nel settore alimentare che vuole diventare il punto di riferimento per tutte le persone che cercano uno snack quotidiano sano e gustoso ma anche ingredienti di prima qualità per le proprie ricette. Il nostro obiettivo è quello di cambiare la percezione che le persone hanno della frutta secca e dello snack proponendo uno stile di vita sano e inserendolo in un concetto più ampio di lifestyle.

In che modo la frutta secca incontra il lifestyle?

La frutta secca viene percepita come una food commodity, qualcosa di poco valore, assimilabile, per esempio, alla farina, alla pasta, al grano. Noi invece guidiamo il consumatore alla scoperta delle caratteristiche nutrizionali di questi prodotti e lo facciamo con una grande attenzione alla sostenibilità. Siamo nati plastic-free, usiamo stand-up pouch compostabili, carta e cartone per le spedizioni, e ci siamo inventati il Maka-Tool che all’inizio davamo in omaggio.

Cos’è il Maka-Tool?

È il nostro porta-snack di alluminio. Il cliente acquista una busta da mezzo chilo di frutta secca ma poi per portarla in giro, in palestra, in ufficio può mettere il proprio mix in questo bussolotto logato e pensato in vari colori. Il Maka-Tool è un po’ la borraccia del cibo. Per questo ci proponiamo come un brand di lifestyle piuttosto che semplicemente come un e-commerce di food commodity.

Come funziona l’e-commerce?

La nostra piattaforma utilizza un algoritmo proprietario che permette la personalizzazione del mix attraverso quello che chiamiamo configuratore on line. Ognuno infatti può creare una combinazione di frutta secca, frutta disidratata e semi in base alle proprie esigenze, gusti e obiettivo funzionale. Il configuratore permette di vedere in tempo reale i valori nutrizionali e le proprietà del mix selezionato. Viene creata un’etichetta sulla base della scelta dove sono indicate tutte queste informazioni con il nome che il consumatore dà al mix, una modalità divertente che sottolinea il fattore personalizzazione. Tra l’altro, da quest’anno si può personalizzare anche la granola e il porridge.

Come è nata l’idea?

L’idea nasce da una necessità nostra. I miei soci ed io siamo persone sportive e dopo l’attività mangiavamo della frutta secca. Solo che c’era un problema: in tutti i mix che trovavamo al supermercato c’era l’uvetta e a nessuno di noi tre l’uvetta piace. Allora ci si è accesa la lampadina: perché non permettere alle persone di scegliere cosa mangiare? Quindi abbiamo deciso di fondare la società. Era il 2020, c’era il Covid, e quindi, approfittando del tempo che avevamo a disposizione, ci siamo messi a studiare. Abbiamo sviluppato da soli la piattaforma, un lavoro che ci ha preso molto tempo, ci siamo avvalsi della consulenza di amiche nutrizioniste e abbiamo individuato un fornitore. Nel 2021 siamo partiti puntando subito sulla personalizzazione del mix e sulla sostenibilità.

Makadamia con la K. Perché?

La macadamia è considerata la regina della frutta secca. È un frutto ipercalorico, che ha un costo importante, difficile da reperire e con una storia particolare. Ci piaceva l’idea. Abbiamo messo la K al posto della C, un espediente che abbiamo usato per registrare il marchio.

Non abbiamo ancora parlato della compagine societaria. Da chi è composto il team e che ruolo ha ciascuno di voi in Makadamia?

Ci sono io, Riccardo Tassinari, Adriano Visciòla e Riccardo Catenacci. Riccardo ed io siamo entrambi di Bologna e siamo amici di vecchia data. Stessa cosa con Adriano che però è di Napoli e si è trasferito qui per portare avanti il progetto. Con lui avevo già avuto in precedenza un’esperienza imprenditoriale. Siamo nati tutti nel 1993 e nessuno di noi aveva competenze sull’e-commerce. Abbiamo percorsi di carattere economico, Riccardo ed io abbiamo studiato all’Università di Bologna mentre Adriano alla Federico II di Napoli. Riccardo si occupa di tutta la parte finance, amministrazione e gestione personale mentre Adriano si occupa del marketing che per noi è un aspetto essenziale per farci conoscere e per farci riconoscere rispetto ai competitor che sono arrivati negli anni. Io invece sono l’amministratore delegato, seguo il prodotto in ogni suo aspetto, compresa la nostra sede produttiva in Romagna».

Siete solo voi tre o ci sono altre persone?

Al momento in azienda lavorano 11 persone, cinque di queste lavorano in produzione. C’è chi si occupa del controllo di qualità, una persona full-time per la gestione delle spedizioni e per il customer care e un’altra impiegata nel marketing. Poi abbiamo tantissimi consulenti, collaboriamo con una rete di nutrizionisti, abbiamo ambassador e content creator. Possiamo dire che siamo strutturati e contiamo di superare i 2 milioni di euro di fatturato a fine 2026.

Chi sono i vostri fornitori?

Da sempre prestiamo la massima attenzione all'ottimizzazione della filiera che collega produttore e consumatore. Collaboriamo con coltivatori italiani, molti dei quali in Romagna, e internazionali, per quanto riguarda la frutta esotica, per esempio. Abbiamo costruito relazioni che ci consentono di abbattere i numerosi passaggi intermedi che finiscono per compromettere la freschezza del prodotto aumentando il prezzo finale. Tendiamo, ogni volta che ci è possibile, a valorizzare il nostro territorio. Questo è un altro degli aspetti che ci contraddistingue.

A che punto siete?

Rispetto all’inizio, abbiamo ampliato la gamma dei nostri prodotti. Oltre ai mix che ognuno può farsi da solo, ci sono gli snack e i prodotti per la colazione. Da qualche tempo anche la frutta secca ricoperta di cioccolato e la frutta pralinata con il miele a cui si aggiunge il focus recente sui legumi.

Che passaggi avete previsto per il vostro futuro?

Vorremmo fare il salto aprendo una presenza fisica in varie città e per sviluppare lo stesso progetto all’estero. Servono capitali, stiamo facendo qualche colloquio ma al momento portiamo avanti la gestione del quotidiano. L’azienda va bene così in questo momento. Abbiamo un’azienda sana.

Come sta andando il programma di incubazione Le Serre di ART-ER?

Avere uno spazio fisico è molto importante per parlarsi e confrontarsi sia tra di noi sia con gli altri startupper anche se ci vediamo poco tutti insieme. Ai ragazzi di Play2Match, per esempio, visto che hanno a che fare con lo sport, abbiamo fornito il nostro prodotto. Per il resto utilizzeremo tutto il network per farci conoscere ancora di più.

Come va la vita da imprenditore?

Molto bene. Posso dire di guadagnare bene. Scherzi a parte, all’inizio abbiamo lavorato gratis, poi abbiamo preso un rimborso spese e poi siamo cresciuti con il tempo. Devo dire che amo l’idea di libertà che ti dà non avere padroni, non tornerei mai indietro a fare il dipendente. Inoltre mi piace gestire le persone, motivare il team. C’è da dire che nessuno se n’è andato e incrocio le dita per questo. Vuol dire che le persone che lavorano con noi si trovano bene. Come tutto, essere imprenditore ha i suoi pro e i suoi contro. Non stacchi mai, per alcuni è pesante ma io mi trovo bene in questa posizione anche se è molto stancante e di sicuro totalizzante.

Siamo arrivati alla fine di questa intervista. Che consigli ti sentiresti di dare a chi voglia intraprendere lo stesso percorso?

Il mio consiglio è scegliere bene le persone con cui farlo. Bisogna davvero stare attenti al socio che ti prendi. Fare impresa è come sposarsi. Sulla carta la società è per la vita finché non la chiudi. Proprio come il matrimonio.

 

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