La prima piattaforma in Italia che integra il credito sostenibile nel welfare aziendale. Così si presenta BluLend, la PMI innovativa che permette alle aziende di offrire prestiti a tassi agevolati ai propri dipendenti attraverso un modello digitale che elimina la complessità amministrativa e rende il welfare finanziario semplice, trasparente e misurabile. Si tratta di un progetto che unisce innovazione sociale e sostenibilità economica, vantaggioso sia per il dipendente che può realizzare importanti progetti di vita riducendo il costo del denaro sia per l'azienda che investe concretamente nel benessere dei propri collaboratori.
Rientrando progressivamente, il capitale investito può essere riutilizzato per sostenere nuove richieste.
BluLend sta partecipando al programma di incubazione Le Serre di ART-ER 2026. Di tutto questo, della genesi dell’idea, di come funziona la piattaforma e delle prospettive future, ci ha parlato Davide Galletti, founder e amministratore delegato di BlueLand.
Davide, di che cosa si occupa BluLend?
Abbiamo sviluppato una piattaforma digitale che mette in relazione le aziende che scelgono di investire nel benessere dei propri collaboratori con le persone che hanno bisogno di credito per realizzare importanti progetti di vita. Molte famiglie si trovano oggi ad affrontare spese significative e, per alcune di loro, il costo del denaro può incidere in modo rilevante su determinate scelte. Pensiamo alla casa, alle spese sanitarie, allo studio dei figli o alla transizione energetica: esigenze concrete alle quali BluLend consente alle imprese di rispondere trasformando parte della propria solidità finanziaria in uno strumento di welfare ad alto impatto sociale.
Possiamo dire che offrite un servizio di welfare aziendale?
Sì, ma con una prospettiva diversa. Il welfare tradizionale è fondamentale ma raramente interviene su uno degli aspetti che può incidere maggiormente sulla serenità delle famiglie come il costo del denaro. Per ridurre lo stress finanziario però bisogna intervenire direttamente sui temi rilevanti per le persone con un risparmio di qualche migliaio di euro sugli interessi di un prestito. BluLend colma questo gap con uno strumento semplice, digitale e misurabile che utilizza la liquidità delle aziende. Noi crediamo che investire nel benessere finanziario delle persone significhi investire nella solidità futura dell'impresa. Quando un collaboratore percepisce fiducia, spesso restituisce riconoscenza, senso di appartenenza e relazioni più solide.
Qual è il vostro rapporto con le aziende?
Le aziende definiscono le regole di credito, le finalità di un prestito e i tassi da applicare che di solito si aggirano attorno al 2 o 3% contro l’11% circa del mercato attuale, la durata, quanto TFR prendere a garanzia e quante risorse destinare ai collaboratori. Si tratta di un credito che rientra progressivamente nella disponibilità dell'azienda e può essere riutilizzato per concedere nuovi prestiti, creando un modello economicamente sostenibile nel tempo. BluLend gestisce l'intero processo operativo, dall'istruttoria ai controlli, fino ai flussi di pagamento e alla reportistica periodica, consentendo all'azienda di offrire questo servizio senza appesantire la propria organizzazione».
Perché un’azienda dovrebbe convenzionarsi con voi?
Le aziende possono certamente investire la propria liquidità in strumenti finanziari tradizionali. Con BluLend, però, quella stessa liquidità continua a produrre valore economico, generando al tempo stesso un impatto concreto sulle persone. Significa sostenere i collaboratori nei momenti più importanti della loro vita, migliorare la retention e contribuire agli obiettivi ESG con azioni realmente misurabili. Per noi investire nelle persone non rappresenta soltanto una scelta etica ma anche una scelta strategica che contribuisce a rendere l'impresa più solida e competitiva nel lungo periodo.
Come funziona per il dipendente?
Abbiamo costruito una piattaforma tecnologica che rende il processo semplice e completamente digitale. Il dipendente va sulla nostra piattaforma, carica i dati necessari, i documenti richiesti e il preventivo di spesa rispetto a ciò per cui richiede un prestito. BluLend svolge l'intera istruttoria e controlliamo che siano rispettati i parametri scelti dall’azienda come l'anzianità di servizio, la durata del finanziamento, la finalità richiesta e gli altri requisiti previsti dal regolamento aziendale. Una volta che l’istruttoria si chiude positivamente, le somme vengono accreditate direttamente sul conto del collaboratore in tempi generalmente compresi tra i tre e i cinque giorni lavorativi.
Per cosa vengono richiesti i prestiti?
Le richieste si concentrano principalmente su alcuni momenti particolarmente importanti della vita delle persone. La casa rappresenta la finalità più frequente: acquisto, ristrutturazione, arredamento o efficientamento energetico. Seguono le spese sanitarie, il percorso di studi dei figli e tutti gli investimenti legati alla transizione energetica, come ad esempio l'acquisto di veicoli elettrici o gli interventi di efficientamento delle abitazioni. Sono tutti ambiti che si inseriscono pienamente nei percorsi ESG delle aziende.
In che modo?
Faccio un esempio. L'azienda può raccontare nel proprio bilancio di sostenibilità di aver sostenuto concretamente venti famiglie, destinando risorse a progetti negli ambiti che ho appena citato. In questo modo la sostenibilità non rimane un principio astratto ma diventa un'azione che incide realmente sulla vita delle persone. L'impresa non si limita quindi a produrre valore economico ma contribuisce anche a generare valore sociale all'interno della propria comunità aziendale.
Come vi è venuta l’idea?
L’idea è venuta a me dopo molti anni trascorsi in ruoli di responsabilità nel settore bancario. Ho visto da vicino come molte famiglie rinunciassero o rinviassero progetti importanti perché il costo del denaro incideva in modo significativo sul bilancio familiare. Da lì ho iniziato a studiare modelli alternativi di accesso al credito, fino a immaginare un sistema nel quale fosse l'impresa stessa a sostenere, in modo strutturato e responsabile, i propri collaboratori. In quel percorso mi è tornato spesso in mente mio nonno imprenditore. Lui considerava naturale aiutare i propri collaboratori nei momenti di maggiore bisogno. Nel 2019 abbiamo fondato BluLend e abbiamo iniziato a sviluppare la piattaforma. Nel 2024 ho scelto di dedicarmi completamente a questo progetto perché ero convinto, e continuo ad esserlo, che potesse rappresentare un nuovo modo di interpretare il welfare aziendale.
Il nonno come fonte di ispirazione.
L'imprenditore sa bene quanto sia importante che le persone possano lavorare con serenità dando il meglio di sé. Numerosi studi dimostrano come il turnover rappresenti un costo molto rilevante per le imprese, non solo in termini economici ma anche di competenze, relazioni e continuità organizzativa. Dopo il Covid è diventato ancora più evidente che le persone scelgono anche in base alla qualità dell'ambiente di lavoro e all'attenzione che l'azienda dedica al loro benessere. Le imprese che investono con continuità sulle persone costruiscono organizzazioni più solide, attrattive e capaci di trattenere i talenti. BluLend nasce proprio con questo obiettivo: consentire anche ad aziende di dimensioni diverse di mettere a disposizione uno strumento di welfare ad alto impatto sociale attraverso un modello sostenibile e circolare.
Da chi è composto il team?
Oltre a me, founder e CEO di BluLend, il progetto può contare su Isabella Ricca, responsabile Operations e Convenzioni, che segue l'attività sin dalle origini, e su Karl Boehm, advisor tecnologico e consigliere di amministrazione. Siamo un team snello ma con competenze complementari in ambito finanziario, operativo e tecnologico. Proprio per accompagnare la crescita del progetto, abbiamo inoltre pianificato due nuovi inserimenti nel corso del 2026: uno è già stato completato in questo mese, mentre il secondo è previsto nei prossimi mesi.
A che punto è adesso BluLend?
Abbiamo superato le trenta aziende convenzionate, per un totale di circa cinquemila collaboratori che possono accedere al servizio. Stiamo registrando una crescita costante e l'obiettivo è continuare ad ampliare progressivamente il numero delle aziende convenzionate nel corso del 2026. Facciamo prestiti ogni settimana e le somme richieste vengono normalmente accreditate nel giro di tre-cinque giorni lavorativi. I risultati ottenuti fino ad oggi confermano la solidità del modello e la sostenibilità del progetto.
Che obiettivi vi ponete?
Nel breve periodo vogliamo consolidare ulteriormente la crescita di BluLend in Italia, continuando a collaborare con aziende che condividono la nostra visione del welfare finanziario. Successivamente l'obiettivo sarà portare questo modello anche all'estero. Più che esportare una piattaforma, ci piacerebbe esportare un modello culturale che mette al centro la fiducia tra impresa e collaboratore.
Sul lungo periodo invece cosa vedete?
L’ambizione non è quella di costruire semplicemente una piattaforma di welfare finanziario ma di contribuire a cambiare il modo in cui le imprese si prendono cura delle proprie persone, facendo del benessere finanziario una componente naturale del welfare aziendale. L’obiettivo è che anche le aziende più piccole possano avere un wallet a disposizione del proprio personale. Crediamo che quello che abbiamo ideato sia un modello capace di generare valore per le imprese italiane perché unisce sostenibilità economica, impatto sociale e attenzione concreta ai collaboratori
State partecipando al programma di incubazione Le Serre di ART-ER 2026 come PMI innovativa. Impressioni?
Siamo molto soddisfatti sia per la formazione sia per i contatti che stiamo costruendo. Per una realtà come BluLend è importante confrontarsi con un ecosistema qualificato, perché l’innovazione sociale ha bisogno non solo di tecnologia ma anche di relazioni, di competenze e di visione. Il percorso con Le Serre di ART-ER ci sta aiutando a rafforzare il nostro posizionamento e a mettere meglio a fuoco le prospettive di crescita.
Come ti trovi nei panni dell’imprenditore? Era quello che volevi fare da grande?
Io avrei preso volentieri le redini dell’azienda di famiglia ma mio nonno vendette quando io iniziai l’università. Ho studiato Scienze politiche indirizzo Sociale all’Università di Bologna ed il percorso di studi che scelsi mi ha aperto un mondo. Feci una tesi sul cambiamento comunicativo con l’introduzione di internet e su come sarebbe cambiata la vita delle persone. Tra il 1997 e il 1998 ebbi modo di lavorare a un progetto che presentai alla Cassa di Risparmio di Bologna per creare la prima banca online e venni assunto. I tempi non erano maturi per quell’idea ma entrando in banca grazie a quel progetto ho avuto modo di maturare competenze e consapevolezze che, molti anni dopo, mi hanno aiutato a costruire BluLend. Sicuramente l’aria che ho respirato in famiglia ha contribuito ma quello che per me è importante è portare avanti un concetto di innovazione sociale per imprese in grado di valorizzare il capitale umano. Credo che il mio percorso abbia unito due mondi: da una parte la conoscenza della banca e del credito, dall’altra una sensibilità sociale e imprenditoriale acquisita in ambito familiare e maturata nel tempo. BluLend nasce esattamente da questo incontro.
Un’ultima domanda. Consigli per aspiranti startupper?
Per me, se uno è giovane e ha voglia di fare impresa, deve buttarsi. Può farlo attraverso uno spin-off universitario oppure facendosi accompagnare da realtà come ART-ER, enti che offrono competenze, confronto e opportunità di crescita. Ritengo però che non esista un limite di età. Ci si può formare all'interno di realtà strutturate, come è accaduto a me, e poi scegliere di avviare un proprio progetto: l'esperienza maturata può rappresentare un valore importante nella gestione di un'impresa. Allo stesso tempo, credo che oggi ci siano moltissimi giovani con idee straordinarie, competenze e una capacità di innovare davvero notevole. Quando entusiasmo ed esperienza riescono a incontrarsi, possono nascere progetti di grande valore. A mio avviso, dipende molto dalla fase della vita in cui ci si trova. Fare impresa significa assumersi responsabilità e accettare il rischio di costruire qualcosa che prima non esisteva.
Non esiste un'età giusta: esiste il momento in cui si decide di provarci.
Autore: Giorgia Olivieri, giornalista freelance. Si occupa di creazione di impresa dal 2003 avendo curato progetti di comunicazione per Progetti d'impresa, per BAN Bologna, per la Città Metropolitana di Bologna, per Incredibol e per Almacube.
Collabora con ART-ER dal 2017 su vari progetti tra cui la Start Cup Emilia-Romagna.