Area Science Park scommette sul deep tech: un milione di euro per cinque startup

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Tra le startup Novac e Magnetic Future

Deep Tech Revolution è il programma con cui Area Science Park, uno dei dodici enti pubblici di ricerca italiani vigilati dal Ministero dell’Università, ha selezionato cinque startup a cui assegnerà complessivamente un milione di euro: metà in finanziamento diretto, metà in accesso alle infrastrutture di ricerca. 

I cinque progetti sono stati selezionati tra 80 candidature finalizzate, a loro volta filtrate da 187 manifestazioni di interesse provenienti da 14 regioni italiane. I numeri raccontano un ecosistema più diffuso di quanto ci si aspetterebbe: accanto ai poli prevedibili di Roma, Milano e Bologna, hanno presentato candidature anche Trieste, Padova e Pisa, con presenze significative da Puglia e Abruzzo.

Tra le cinque startup selezionate, due provengono dalla nostra regione: Novac e Magnetic Future.

Sul fronte dell’energia, Novac di Modena lavora a supercondensatori in formato pouch, celle piatte che dimezzano l’ingombro rispetto ai tradizionali cilindri e possono essere integrate in gusci in fibra di carbonio. Il CEO Matteo Bertocchi ha usato una metafora efficace per spiegare la differenza con le batterie: queste sono maratoneti, accumulano tanta energia ma faticano con i picchi di potenza, mentre i supercondensatori sono centometristi, si caricano e scaricano quasi istantaneamente e durano fino a un milione di cicli. La startup ha raccolto 4,6 milioni di euro in tre round di venture capital e sta installando una linea pilota da 200 celle al giorno nella sede di Modena. Tra i progetti già avviati, uno con Iveco per mezzi pesanti e celle che voleranno in orbita nella missione di un produttore italiano di satelliti. Un fronte recente è quello dei data center per l’IA, dove ogni calcolo genera un picco di potenza istantaneo che i supercondensatori gestiscono meglio delle batterie.

Magnetic Future, spin-off delle università di Bologna e Mercatorum, punta a risolvere un problema che pochi conoscono fuori dagli ambienti specialistici: gli alimentatori tradizionali dei magneti superconduttori sono enormi, ingombranti e dissipano quantità impressionanti di energia. L’amministratore delegato Giacomo Russo ha portato l’esempio del progetto DTT di ENEA Frascati, il più grande esperimento italiano di fusione nucleare: i suoi alimentatori occupano uno spazio grande quanto il reattore stesso e costano oltre un milione di euro l’anno in bolletta. La tecnologia sviluppata da Magnetic Future, basata sulle flux pump, promette di abbattere quel costo a meno di cinquemila euro. Il mercato globale degli alimentatori per magneti superconduttivi vale 1,2 miliardi di euro, con applicazioni che vanno dalla risonanza magnetica alla fusione, dalla propulsione spaziale alle turbine eoliche.

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