Un ponte dal SEO al GEO, questo è ciò che costruisce Search Bridge. La startup bolognese costituita nell’estate del 2025 aiuta i brand a diventare visibili e rilevanti nelle risposte dei motori di ricerca basati sull'intelligenza artificiale. Search Bridge è una delle imprese innovative che sono entrate nel programma di incubazione Le Serre di ART-ER 2026. Giulio Salvucci, CEO e co-founder, ci racconta come è nata l’idea, da chi è composto il team e quali sono le prospettive future della startup.
Salvucci, di che cosa vi occupate?
In poche parole Search Bridge analizza e spiega alle aziende come il proprio brand è percepito dai motori di ricerca basati sull’intelligenza artificiale con l’obiettivo di ottimizzare la presenza su ChatGPT, Claude, Gemini e Perplexity. Il nome che abbiamo scelto lo spiega: siamo un ponte tra la vecchia disciplina SEO, acronimo di Search Engine Optimization, a GEO, Generative Engine Optimization.
Qual è il tuo background?
Ho cominciato a lavorare in questo settore nel 2005 in Ferrari, dove avevo fatto uno stage dopo la laurea Economia e marketing allo IULM e con studi precedenti in Comunicazione all’Università di Bologna. Negli anni sono passato in altre aziende del lusso e del fashion diventando direttore digital ed e-commerce. Gestivo tutto il settore, quindi dalla vendita on-line alla parte di servizi ai clienti, con un taglio business e un occhio rivolto all’innovazione.
A un certo punto ci una una svolta non certo pianificata. Il mio capo mi convoca nel suo ufficio per dirmi che a causa di un progetto di ristrutturazione aziendale devono tagliare la mia posizione. Il giorno dopo, con la lettera di licenziamento in mano, invece di avvilirmi, mi sono detto “ma che figata!”.
Da dove arrivava tanto entusiasmo?
Ho sempre avuto il pallino di fare l'imprenditore, fin da quando ero ragazzino. Volevo seguire mio padre, avevo lui come modello in casa. È un ruolo che ti permette di avere libertà di pensiero e dove ti metti in gioco in prima persona.
Avevo provato da ragazzino poi però cominci a lavorare in azienda, cresci, prendi una promozione, guadagni sempre un po’ di più, metti su famiglia e lasciare quel tipo di sicurezza diventa difficile.
Qualche settimana fa è stato l’anniversario del mio licenziamento: abbiamo festeggiato perché quella è stata la vera occasione della mia vita.
In quel momento è nata l’idea di Search Bridge?
Non subito. Avevo cominciato a interessarmi all’AI ma premetto che io non ho un profilo tecnico, sono solo stato testimone di un cambiamento nel mondo del digital marketing. Mi sono messo a studiare tantissimo dal giorno dopo il licenziamento maturando l’idea che fosse necessaria una startup che supportasse le aziende per fare le ricerche sui motori AI.
Quando ho cominciato a parlarne, mi davano del pazzo, dicendomi che ci sarebbero voluti ancora 10 anni per arrivare a quel punto. Invece è passato appena un anno ed eccoci qua.
La startup quando ha preso forma?
L’idea mi ronzava in testa ma non era ancora chiara. Poi con un gruppo di amici a giugno 2025 organizziamo una vacanza a Valencia e mentre parte del gruppo è in spiaggia a giocare a beach volley, con il mio amico Fede parliamo del progetto per sei ore in un baretto. Insomma, la faccio breve: dopo 10 giorni Federico Giacomello, co-founder di Search Bridge, ed io decidiamo di fondare la startup e il 28 luglio andiamo dal notaio a costituirla.
Un bel salto nel buio
Eh sì. Nel frattempo mi è successa una cosa che ha confermato che ero sulla strada giusta. Mi avevano offerto il posto di direttore digital di una grande azienda con un piano di equity davvero enorme. Una di quelle opportunità da non perdere. Poi mi sono guardato allo specchio, ho capito che volevo fare l’imprenditore e che, a 43 anni quando mi è arrivata la proposta, non potevo perdere altro tempo.
Chi è il tuo co-founder?
Federico Giacomello ed io ci conosciamo dalle superiori, non siamo semplicemente due partner in un business. Anche se siamo cresciuti insieme, abbiamo scoperto recentemente di avere in comune un’attitudine all’innovazione. Lui si occupa di finanza, ha studiato Economia all’Università di Bologna. Non è operativo al 100% e nella startup ricopre il ruolo di CFO.
Chi c’è in Search Bridge oltre a voi due?
A fine luglio del 2025 quando siamo andati dal notaio eravamo solo noi due. Poi, come i fatti hanno dimostrato, ho cominciato a credere nelle coincidenze. Nel giorno stesso in cui ci siamo costituiti ho trovato un messaggio di LinkedIn. Era di una ragazza di origine lituana che stava cercando un host in Italia, qualcuno che le facesse da mentor per il progetto Erasmus for Young Entrepreneurs. Mi ha trovato attraverso un collegamento comune, avevamo a malapena lanciato Search Bridge. La contattiamo, ci rendiamo conto che è una forza della natura e arriva da noi a Bologna per rimanere. Lei è Simona Listvanaite, è una storyteller nata e in azienda è la responsabile marketing per la crescita.
Chi sono gli altri componenti del team?
C’è Francesco Mura, ci conosciamo da tanto tempo, abbiamo avuto un percorso professionale simile e anche lui ha studiato all’Università di Bologna. Rientrato in Italia dopo una lunga esperienza internazionale vede gli aggiornamenti su LinkedIn e mi chiede di fare due chiacchiere. Ora fa parte del gruppo con il ruolo di responsabile della strategia, segue tutta la parte commerciale e di relazione con i clienti. Infine c’è Andrea Parialò. L’ho incontrato da un cliente e dopo qualche scambio di convenevoli abbiamo scoperto che è un genio dell’AI, oltre a essere un vero e proprio creativo. In fondo cos’è la creatività se non il pensare in maniera divergente? Ragionare in maniera non lineare ai tempi dell’AI è fondamentale.Ora anche lui fa parte di Search Bridge ed è il nostro Head of Product».
Quando sono arrivati i primi clienti?
Abbiamo cominciato a sviluppare il software a settembre 2025 e a gennaio 2026 abbiamo cominciato a lavorare con le aziende. In quel momento c’è stato un grande cambiamento di paradigma. Le aziende fino a quel momento si sono sempre appoggiate alla ricerca su Google per ottimizzare la loro presenza online con l’obiettivo di fare in modo che il proprio sito fosse il primo a uscire nelle classifiche. Quel modello è superato perché il motore di ricerca AI ti produce una risposta. Ed è lì che occorre posizionarsi. C’è da dire che ancora molti vedono questo come qualcosa in aggiunta a ciò che fanno e non come un salto. I dati che vediamo noi dicono che entro la fine dell'anno 2026 il 67% delle ricerche otterrà una risposta da un sistema AI.
Il futuro è già qui.
Come vi hanno trovato?
I nostri clienti, sette nel momento in cui parliamo, sono arrivati attraverso il nostro network. Devo dire che abbiamo comunicato molto bene su LinkedIn. In questa seconda fase abbiamo attivato la partecipazione a eventi e fiere. Siamo stati alla AI Week a Milano ed è stato incredibile. In due giorni abbiamo intercettato 51 aziende interessate al nostro prodotto. Ora siamo in partenza per Parigi per partecipare a VivaTech. Non vediamo l’ora: la Francia a livello di consapevolezza sui temi AI è molto più avanti di noi.
Che tipo di rapporto avete con i vostri clienti?
Lavoriamo con aziende molto grandi che possiamo considerare nostri partner a tutti gli effetti. Capendo da dentro di cosa hanno bisogno, sviluppiamo le funzionalità di domani. Alla fine conta il market-fit. I nostri clienti sono molto soddisfatti e questo mi rende molto felice.
Il prodotto quindi è sviluppato?
I nostri clienti lo stanno già usando anche perché segue una logica di continuous improvement, sarebbe a dire che abbiamo una modalità di sviluppo iterativo dove ogni tot rilasciamo delle nuove funzionalità.
Avete dei competitor? E se sì, quanti?
In Italia non molti, a dire il vero. All’estero sono molti di più, ne abbiamo 34 in monitoraggio. Qualcuna è in Europa ma sono soprattutto negli Stati Uniti, dove c’è già un unicorno fondata nel 2024 e valutata già 1 miliardo di dollari. Loro hanno praticamente inventato questa disciplina e sono stati bravissimi: quando hanno cominciato il punto di osservazione era davvero embrionale.
Cosa prevede la vostra road map?
Search Bridge ora è in grado di suggerire all’azienda cosa deve fare per migliorare la percezione sui motori AI ma non è ancora in grado di farlo. Guardando avanti, vorremmo che il nostro diventasse uno strumento azionabile e che possa essere interrogato con il linguaggio naturale, nello stesso modo che si usa per fare le ricerche sui suddetti motori. Ci stiamo lavorando e possiamo dire di essere a buon punto.
Cosa vedete nel vostro orizzonte?
Mi aspetto che la GEO prenda piede nelle aziende. Uno strumento come il nostro può diventare una mappa che indirizza una strategia di marketing con una logica data driven». In futuro i contenuti verranno prodotti puntualmente, partendo dai siti che influenzano di più le risposte sul mio brand e scritti in modo da essere comprensibili per un LLM, sarebbe a dire un programma di intelligenza artificiale addestrato per comprendere e generare il linguaggio umano.
State cercando investitori?
Abbiamo aperto un round di finanziamento con l’obiettivo di raccogliere tra 1 e 2 milioni di euro. L’obiettivo che ci poniamo è sviluppare il prodotto, ampliare il team, farci conoscere ancora di più e rendere interna la parte tecnica che al momento è affidata a una società esterna. Siamo fiduciosi di chiudere bene entro la fine dell’anno
Cosa volete diventare da grandi?
Ci piacerebbe che Search Bridge diventasse un’infrastruttura che aiuta le aziende italiane a crescere in questo mondo sempre più centrato sugli Stati Uniti e sulla Cina.
Da inizio 2026 siete qui alle Serre di ART-ER. Come vi state trovando?
Molto bene. Federico aveva lanciato un’altra startup e conosceva già il percorso. Quando si sono aperte le candidature abbiamo subito inviato l’application. Siamo supportati soprattutto nella parte di networking: la partecipazione a eventi e fiere di cui abbiamo parlato è avvenuta in collaborazione con ART-ER. È prevista anche una parte di affiancamento e mentoring. Devo dire che il programma è molto valido.
Un’ultima domanda. Cosa consiglieresti agli aspiranti startupper?
Non so se sono la persona giusta a dare dei consigli, visto che ho appena cominciato. Però se posso dire la mia, invece di perdere il tempo sul perfezionare l’idea, suggerisco di partire subito a fare qualcosa di concreto come chiamare una persona per parlargli del progetto, come fissare un incontro o buttare giù una slide.
Sono tutte operazioni semplici che però ti permettono di avere un confronto più veloce con il mondo reale. Ti consente di allargare la rete, di avere dei feedback, di avere validazioni.
Agire è importante perché a ogni passo si aprono altre tre strade. Se poi il settore di competenza è l’AI il processo di decision making è basato più sulla velocità che sulla completezza di informazioni. Tanto bisogna comunque mettere in conto di sbagliare all’inizio almeno il 30% delle cose che fai. Se uno aspetta di essere perfetto al 100% alla fine è già in ritardo.